Facce de Zena 

Scompare Giovanna Romanato, la tifosa della Samp da 62 anni in un polmone d’acciaio

È scomparsa oggi all’età di 72 anni Giovanna Romanato.

La donna viveva da oltre 60 anni solo grazie all’ausilio di un polmone d’acciaio. La notizia è stata data dai familiari attraverso la sua pagina Facebook.

Sulla sua pagina Facebook si stanno moltiplicando le manifestazioni di cordoglio, non solo da parte dell’ambiente della Sampdoria che si è sempre prodigato per aiutarla. Sul suo sito si può leggere la sua storia, a partire da quando si è ammalata di poliomelite, una malattia ormai sconfitta in occidente solo grazie ai vaccini.

Così la saluta l’U.C. Sampdoria
<Nessun insegnamento vale quanto l’esempio. Giovanna Romanato è stata un esempio per tutti noi.
Un esempio di amore, vita e umanità. Giovanna si è spenta questa mattina a 72 anni nella sua casa di via Canevari. Da quando ne aveva 10 viveva grazie all’aiuto di un respiratore artificiale che era ormai diventato parte di lei.
Viveva sorridendo, con coraggio, dolcezza e dignità, malgrado per la maggior parte delle sue giornate fosse costretta a farlo all’interno di un polmone d’acciaio stracolmo di adesivi blucerchiati, i colori della sua grande passione: la coetanea Sampdoria.
La stessa Sampdoria che oggi – insieme con il suo presidente Massimo Ferrero, i suoi dirigenti, tecnici, calciatori e dipendenti tutti – piange commossa per la sua scomparsa.
Ciao cara Giò, grande donna, genovese e sampdoriana. E grazie per tutto ciò che ci hai insegnato>.

Ecco cosa aveva scritto Giovanna sul suo sito.

Sono una genovese tifosa sfegatata della Sampdoria! Il 3 Ottobre 1946 sono nata in una piccola casa, in cui vivo tutt’oggi, nel quartiere storico di Borgo Incrociati a Genova.
La mia vita è contraddistinta da una particolarità… all’età di dieci anni sono stata colpita da una grave forma di paralisi ai quattro arti, necessitando da allora di aiuto continuo. La poliomielite è stata la causa di tutto ciò. La polio – ai miei tempi la chiamavano tutti così – è una malattia virale che colpisce il sistema nervoso; per fortuna questa brutta patologia è stata ormai sconfitta da anni, grazie ad un vaccino.
La forma di tetraplegia che mi ha colpito mi ha creato, oltre che gravi difficoltà motorie ai quattro arti, un’importante difficoltà a respirare…tale da aver reso indispensabile l’uso di un polmone artificiale per farmi respirare normalmente.
I primi anni della malattia non sono stati facili, né per me né tantomeno per la mia famiglia.
Era il 1956, nel pieno degli anni del “boom” della poliomielite in Italia… e così, un bel giorno, mi ammalai anch’io di questa terribile malattia.
Di lì a poco fui trasferita d’urgenza nel famoso ospedale per bambini Giannina Gaslini di Genova, in cui iniziai a passare le mie giornate dentro al polmone d’acciaio.
Il primo ricovero durò 17 interminabili mesi; per i primi due mesi il polmone era costantemente acceso, poi, giorno dopo giorno i medici del Gaslini iniziarono a spegnerlo per un minuto all’ora.
Vi posso assicurare che ancora oggi, a più di mezzo secolo di distanza, nel ricordare quei momenti così angosciosi, mi sembra di riviverli ancora come se non fosse passato nemmeno un minuto da allora: “il respiro mi cessava all’improvviso, perdevo la voce, diventavo tutta rossa e gli occhi lacrimavano…e poi un gran mal di testa! Insomma, non sono mai stata nei panni di un “pesce fuor d’acqua” ma credo proprio che la sensazione fosse la stessa…purtroppo!”
Questa lenta e lunga riabilitazione si è protratta per mesi, infatti i minuti con il passare delle settimane aumentarono a 2, poi 5, 10 e così via, fino ad arrivare a stare alcune ore fuori dal polmone. A questo punto potei inziare a fare la rieducazione motoria con le fisioterapiste del Gaslini. Anche in questo caso, come potrete ben immaginare, fu molto dura…con l’ausilio di un corsetto, una specie di bustino rigido che mi prendeva tutto la schiena e me la irrigidiva, sorretta da un girello con appoggio per le spalle, fui in grado di tornare a camminare, riuscendo a compiere brevi tratti di strada.
Dopo quasi un anno e mezzo di ricovero continuativo in ospedale, potei finalmente tornare a casa.
La mia vita potè così riprendere una certa “normalità”: sia durante il giorno che durante la notte potevo respirare liberamente, senza avere bisogno di entrare dentro al polmone, di giorno studiavo, giocavo, mi venivano a trovare degli amici e la domenica spesso si usciva con mamma, papà e Lino, mio fratello, per andare a passeggiare un pochino.
Tutto questo durò più di due anni e mezzo; a quattordicianni compiuti però ebbi un improvviso peggioramento del respiro: fui così nuovamente ricoverata al Gaslini da cui usci solo quattro anni e mezzo dopo, all’età di 18 anni e mezzo. Da quel momento in poi non abbandonai più il polmone artificiale. Inizialmente dovetti ripetere sia l’inter riabilitativo per il respiro, che quello motorio, ma purtroppo non riuscii più a recuperare gran parte delle funzioni, come avvenne invece qualche anno prima. Le gambe erano diventate molto molto deboli, le braccia ancor di più; la scoliosi era peggiorata come del resto il respiro. Fortunatamente riuscii a recuperare la possibilità di stare fuori dal polmone durante il giorno, limitandone l’uso alla sola notte.
A questo punto fu possibile trasferire il polmone d’acciaio nella nostra piccola casa, così da poter vivere tra i miei affetti, anziché in ospedale, che in quegli anni era diventata una mia seconda casa.
Mia madre, Maria, viveva infatti con me tutto il giorno; mi ricordo che tornava a casa solo qualche ora nel pomeriggio, per sbrigare le faccende domestiche e vedere mio padre, Odone, e mio fratello Lino.
Furono degli anni veramente duri per tutti e quattro, non solo per me che ero ricoverata in ospedale.

Giovanna ha raccontato anche del suo incontro con il professor Franco Henriquet, che l’ha sostenuta per tutta la vita

All’età di 33 anni, quasi casualmente, in seguito ad un ricovero all’ospedale S. Martino di Genova, conobbi il professor Franco Henriquet, stimato medico, oggi presidente dell’Associazione Gigi Ghirotti; il professor Henriquet oltre ad essersi preso cura di me da un punto di vista medico, in questi anni, dovrei dire decenni! ma mi sentirei un tantino vecchia!, ha cercato di occuparsi di me a 360 gradi. Il suo aiuto e la sua costante presenza nei momenti difficili della mia vita, sono stati per me importantissimi; a lui, come a tante altre persone, devo molto per ciò che hanno fatto, continuano e continueranno a fare per me.

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